Successivo » « Precedente

Un palazzo non e' una pista d'atterraggio. I pericolosi trabocchetti della percezione visiva.

La maggior parte delle persone e' abituata a credere fedelmente ai propri sensi (vista, udito, tatto, olfatto, gusto). E' convinta che le informazioni che riceve dai cinque sensi siano "la realta' " e che sia assurdo mettere in dubbio tale convinzione.

La disciplina dell'Interazione Uomo-Macchina distingue invece nettamente fra realta' e percezione e mette in guardia i progettisti di tecnologie (e di esperienze utente) che le due non sempre coincidono. Da un punto di vista filosofico, il tema e' tutt'altro che nuovo. La differenza e' che l'Interazione Uomo-Macchina studia queste distinzioni per dei motivi molto pratici: un elevato numero di errori umani nell'uso di strumenti tecnologici e' dovuto ad errate percezioni dell'utente. In altre parole, la realta' percepita dall'utente presenta delle distorsioni o degli impoverimenti  rispetto alla realta' "reale" tali da indurre l'utente a compiere azioni sbagliate (e a volte pericolose) per il contesto in cui si trova.

Per fare un esempio concreto, vi racconto una recente storia (fortunatamente a lieto fine) avvenuta la notte dello scorso 16 Agosto. Il volo Lisbona-Dublino codice FLT344E, un velivolo MD-82 con 112 passeggeri a bordo, sta compiendo la discesa finale verso l'aeroporto e si trova ormai a pochi chilometri dalla pista d'atterraggio quando, inspiegabilmente, inizia a deviare a sinistra. L'aereo continua ad abbassarsi verso il suolo, ma non nella direzione della pista dove deve atterrare. Ad un certo punto, i controllori di volo notano da terra la situazione di imminente pericolo ed ordinano via radio ai piloti di riportare subito il velivolo in quota, dando poi istruzioni per effettuare l'atterraggio (che avviene senza problemi) su un'altra pista. I piloti non riescono a dare una spiegazione del proprio comportamento e sono convinti di aver agito correttamente.

Nelle settimane successive, l'ente del Ministero dei Trasporti Irlandesi che indaga sugli incidenti aerei (AAIU) compie quindi una serie di avvicinamenti in volo all'aeroporto di Dublino nella speranza di dare una spiegazione al comportamento apparentemente irrazionale dei piloti. E riesce a scoprire l'arcano, svelato un paio di settimane fa con un rapporto ufficiale: le luci installate sul tetto di un palazzo di 16 piani  in un vicino centro abitato (v. foto diurna sotto) possono essere erroneamente percepite nel buio come le tipiche luci di avvicinamento ad una pista d'atterraggio (v. foto notturna del palazzo). In altre parole, i piloti si stavano volontariamente dirigendo sul palazzo, perche' la loro percezione visiva diceva loro che li' c'era una pista e cio' li aveva totalmente disorientati.

Palazzo Palazzo_di_notte

























In generale, nel design di uno strumento tecnologico e dell'ambiente in cui esso va ad operare, una delle tante cose di cui tener conto e'  la necessita' di minimizzare la probabilita' di percezioni errate da parte dell'utente (ed anche di minimizzare la portata delle conseguenze di quelle percezioni errate, nel caso che si verifichino). Ad esempio, le luci in cima a quel palazzo erano  un intervento ambientale che aveva l'obbiettivo di far notare quell'alta costruzione ai velivoli onde evitare incidenti. L'intenzione e' buona, ma se il modo in cui l'informazione viene comunicata ai sensi e' ambiguo, diventa un invito all'errore percettivo e l'intervento rischia di ritorcersi contro di noi: paradossalmente, quelle luci che dovevano tenere lontani i velivoli dal palazzo ne stavano proprio attraendo uno verso l'edificio.

Commenti

Scrivi un commento