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Perché non sappiamo dire “NO!” su Facebook

Facebook_2 Con il diffondersi di Facebook, aumentano anche le persone che si lamentano dell’esperienza che vivono su quel social network. Ascoltando e leggendo vari racconti, due situazioni che ricorrono sono:

  • “Un po’ alla volta, ho accettato un gran numero di ‘amici’ facebook – molti dei quali sono solo delle vaghe conoscenze o dei totali sconosciuti – che ora mi tempestano quotidianamente con inviti, quiz, giochi e altro”.
  • “Anche oggi ho la sensazione di aver buttato via una parte di giornata a rispondere a commenti, leggere segnalazioni, smaltire inviti ed altre amenità facebook, di cui in fondo me ne importava poco o nulla” (non a caso, nascono anche gruppi facebook - ad esempio questo - che lamentano lo spreco di tempo, ma che ironicamente diventano a loro volta fonte di inviti, segnalazioni, etc.)

Lette così da chi non conosce l’esperienza Facebook, possono sembrare delle situazioni un po’ folli, ma chi invece su Facebook c’è probabilmente le riconosce come “normali” o perlomeno frequenti. In ogni caso, la domanda interessante è: perché?  Perché, a vari livelli di intensità, quando siamo su Facebook ci sentiamo in dovere di rispondere anche a richieste verso cui non abbiamo alcun sincero interesse?

Chi si occupa di comunicazione mediata dal computer sa che ciò avviene per una lunga serie di motivi, legati al fatto che ci portiamo dietro un bagaglio di aspettative e di comportamenti automatici (inconsci), acquisiti con la lunga esperienza che abbiamo con le relazioni faccia a faccia, ma che nei social network scattano in modi inappropriati (perché fuori dal contesto originario) e a volte controproducenti.  Nel seguito, vi parlo di uno dei più potenti di questi meccanismi.

Si chiama reciprocity rule (regola di reciprocità) e può essere semplicemente enunciata come “Se una persona ti dà qualcosa (un regalo, un invito, un favore, …) devi cercare di ripagarla”. E’ difficile per chiunque resistere all’influenza di questa regola, per vari motivi:

  • Aspetti Cognitivi. Siamo profondamente programmati a rispettare la regola di reciprocità, essendo educati fin da bambini a dover conoscerla e seguirla. E se pensiamo a qualsiasi aspetto dell’attività umana prima dell’avvento del Web (dalla politica al commercio fino ad arrivare ai più personali gesti quotidiani), un’intricata rete di reciprocità fra persone emerge come uno degli elementi che garantiscono il funzionamento del sistema.
  • Aspetti Emotivi. Non rispettare la regola di reciprocità ha degli effetti emotivi spiacevoli, quali sentirsi  “in debito”, “ingrati”, “irriconoscenti”, “maleducati”, “scortesi”, “approfittatori” e via dicendo. Per alcune persone, queste sensazioni sono talmente sgradevoli che pur di farle cessare, sono disposte a ripagare il proprio interlocutore con azioni di valore estremamente più alto di quanto hanno ricevuto.
  • Aspetti Sociali. Non rispettare la regola di reciprocità può renderci disapprovati e poco graditi al gruppo sociale a cui apparteniamo o vogliamo appartenere (e che è testimone del nostro mancato rispetto).

In generale, il lato negativo della regola di reciprocità si manifesta quando essa scatta senza che ce ne accorgiamo, in modo automatico ed inconsapevole. Ad esempio, vi è mai capitato che qualcuno vi faccia un “omaggio” (un fiore, qualcosa da mangiare o bere, un gadget, un libro, una rivista,…) immediatamente seguito da una proposta di vendita di prodotti (o da richiesta di offerte monetarie) e vi troviate “stranamente” ad acquistare qualcosa che non avevate pianificato di acquistare (oppure a fare un’offerta ad un’associazione sconosciuta o poco interessante) ?

Il fatto nuovo che accade con il Web è che la rete informatica aumenta a dismisura gli eventi che fanno scattare la regola di reciprocità. Ad esempio, prima dell’avvento del Web, le persone inviavano ogni anno auguri di carta a Natale, ma per motivi di costo (acquisto dei biglietti d’auguri e dei francobolli) e di tempo (il dover scriverli a mano uno ad uno, imbustarli, affrancarli ed andare a spedirli fisicamente), identificavano una ristretta cerchia di persone significative a cui inviarli. Ed ognuna di queste (poche) persone che riceveva il biglietto, ovviamente si sentiva in dovere di reciprocità e contraccambiava mandandone uno a sua volta. Il Web ha abbattuto tempi e costi di invio a quasi zero e se una persona desidera può in un minuto inviare un suo biglietto d’auguri a chiunque le abbia scritto una qualsiasi mail negli ultimi anni. E così ci arrivano e-mail di auguri da persone che mai si sarebbero sognate di mandarci biglietti cartacei (perché non apparteniamo alla cerchia di persone veramente significative per loro) e ovviamente ci sentiamo in dovere di rispondere.

Facebook è l’apoteosi di queste dinamiche. In pochi click, una persona puo' invitare a partecipare ad un evento (o ad unirsi ad un gruppo,  a giocare ad un gioco,…) che interessa solo a lei tutti i malcapitati che si trovano nella sua lista di ‘amici’. E chi riceve l’invito si trova nell’imbarazzante situazione di dover decidere se seguire o violare la regola di reciprocità. In fondo, ci sembra che la persona che ci ha mandato quell’invito (oppure una richiesta di ‘amicizia’) ci abbia dedicato del tempo, attenzione e considerazione (risorse che – nella società dell’informazione - sono diventate più preziose del denaro) e quindi dobbiamo contraccambiare. E magari – affinché la nostra risposta venga ad assumere un maggior valore – rispondiamo “Si” o “Forse” ad un invito ad un evento al quale sappiamo bene che non parteciperemo… O accettiamo come ‘’amico’ qualcuno a cui non avremmo mai chiesto di esserlo… Oppure ci uniamo ad un gruppo a cui non ci saremmo mai voluti unire se non ci avesse invitato qualcuno… Non manifestare reciprocità darebbe la sensazione di essere scortesi, ingrati, maleducati… Non manifestare reciprocità ci farebbe sentire meno accettati e meno graditi da quello che crediamo essere il nostro “gruppo sociale” su Web. Ma che – e questo è il punto su cui riflettere - è diverso da un gruppo sociale faccia a faccia. E ha quindi bisogno di regole diverse.

© 2008 Luca Chittaro, Nova100 - Il Sole 24 Ore.

Commenti

l problema fondamentale è che gran parte dell'utenza facebook non è affatto abituata ad internet in generale, figuriamoci alla filosofia dello scambio. Diventa normale quindi che molti cadano nella trappola e la reazione sia uscirne del tutto o diventare drogati.
Questo è molto grave perché ingenera forti scompensi psicologici ed compromette un buon utilizzo di tutto il resto che offre internet...che non è solo Facebook.

Penso che tutto ciò non sia sempre vero, concordo con Jose sulla questione che molta gente si è probabilmente affacciata a internet tramite Facebook mentre chi su internet c'era già è in un certo senso già abituato a queste dinamiche.

Cito un esempio su tutti, quello che per primo mi viene in mente: quanti di noi tengono accesi programmi di instant messaging magari ignorando puntualmente messaggi di "amici" (vabbè, diciamo solo contatti) pur essendo davanti allo schermo senza nulla da fare? La scusa più banale e più usata è semplicemente dire che non si era al computer...

Penso più o meno la stessa coa di Facebook, nella mia esperienza di internet (quasi 9 anni ormai... cavoli!) ho vissuto fenomeni simili proprio con programmi di chat quando i miei amici ignari di internet li approcciavano per la prima volta. Ad andare indietro mi vengono in mente le mail con gli allegati di presentazioni powerpoint simpatiche, giochini, immagini...

Nulla è cambiato, solo il mezzo, e Facebok ha avuto il potere di mettersi a metà strada, come mezzo semplice e alla portata di tutti, anche dei profani, tra lentezza e completezza della mail (nel senso di poter inserire allegati) e immediatezza della chat (con tanto di status) unito a una sana dose di esibizionismo.

Mi verrebbe da pensare che Facebook, per i navigati (è il caso di dirlo) è solo l'evoluzione della "comunicazione selettiva": il fatto che tu sia tra i miei contatti ti pone solo nella rete "privilegiata" di quelli che possono accedere alle mie informazioni (e viceversa) più rapidamente di altri, quando ne ha di bisogno, come ne ha di bisogno ma nei miei tempi... tutto qui!

X Jose:
Non so se possiamo affermare che “gran parte dell'utenza facebook non è affatto abituata ad internet”. Hai dei riferimenti ad analisi demografiche dell’utenza italiana di Facebook? Se si, segnalali, sarebbero estremamente interessanti.


X grouchomax:
Certamente, non tutti gli utenti facebook risentono obbligatoriamente della dinamica che ho descritto. E’ per questo che ho iniziato il post precisando subito a quali situazioni fa riferimento l’analisi proposta: situazioni dove l’utente facebook si trova a disagio di fronte ad un crescente numero di sollecitazioni provenienti dal social network.
Se tu, come dici, hai invece acquisito una strategia che ti mette in grado di rispondere su facebook solo alle sollecitazioni che ti interessano veramente e non provare alcuna forma di disagio a rifiutare tutte le altre, sei in una situazione differente da quelle analizzate in questo post.

non dimenticherei la pratica del fakebooking cioè aggiungere tra i contatti anche gli sconosciuti perchè più se ne ha e più si scala la classifica interna al proprio network, e l'utilizzo delle varie applicazioni, in particolare quelle per condividere contenuti, come strumento per costruire una propria identità. In tal senso mi viene da pensare che si tratti più di processi di costruzioni di reputazione o di immagine (nel senso di look, come nella moda) piuttosto che un dovere di reciprocità... ma forse mi sbaglio.

Ripensando alle sue lezioni di HCI, vorrei aggiungere allo stimolante articolo una considerazione sull'usabilità del sito.
Facebook fornisce tutti gli strumenti per essere usato con parsimonia e giudizio. Ma purtroppo solo un poweruser è in grado di andare nel menù e cambiare i settaggi dedicati alla privacy eliminando le fastidiose email inviate per ogni cavolata, limitando la visibilità dei propri update, bloccando preventivamente tutte le richieste dagli "amici" prodighi di inviti alla "giornata per le ninfomani" (il che vuol dire bloccare tutti i compagni della propria squadra di rugby :D )
Inizialmente si perde un pò di tempo con i settaggi, ma il risultato è avere uno strumento che permette di mantere il contatto con gli amici (quelli veri intendo) senza rinunciare alla privacy.
Nel caso di Facebook, il problema di usabilità contribuisce fortemente all'effetto dipendenza e quindi successo dello strumento.

Molto interessanti le riflessioni sul reciprocity rule, che utilizzo quotidianamente in campo SEO.

X yurg:
si, quello di 'gonfiare' la propria lista di 'amici' e' un comportamento di alcuni utenti facebook. Si tratta di una scelta pianificata che non provoca loro disagio, non si tratta quindi il tipo di utenti e di dinamica di cui ho parlato nel post. Fra l'altro, sono stati recentemente svolte delle ricerche nel mio settore in base alle quali va raccomandata cautela a chi usa la strategia del gonfiamento artificiale della lista di amici nella convinzione di aumentare la propria popolarita'. Se un giorno ne ho il tempo, magari ne parlo in un post.


X Federico:
Grazie per aver stabilito un collegamento fra il post (che si concentrava soprattutto sul livello della comunicazione mediata dal computer) e considerazioni di usabilita' e di adattabilita' della specifica interfaccia fb.


io resisto dall'iscrivermi, ma con grosse difficoltà...più che altro sono preso dalla curiosità di sapere cosa mi accadrebbe se lo facessi....

ma sono iscritto ad altri social network e mi sembra che i problemi siano gli stessi...si curiosa tra i fatti della gente e si cerca un riconoscimento sociale nell'esserci e nell'essere cercati, desiderati come amici telematici...
quando durerà tutto questo? quando durerò io?

io resisto dall'iscrivermi, ma con grosse difficoltà...più che altro sono preso dalla curiosità di sapere cosa mi accadrebbe se lo facessi....

ma sono iscritto ad altri social network e mi sembra che i problemi siano gli stessi...si curiosa tra i fatti della gente e si cerca un riconoscimento sociale nell'esserci e nell'essere cercati, desiderati come amici telematici...
quando durerà tutto questo? quando durerò io?

www.salvopellegrino.it e cliccate su no facebook

Oltre alla reciprocita' credo che siano coinvolti anche altri aspetti, ad esempio la curiosita' e la competitivita', che portano ad essere voyeristici (chi piu' chi meno).
Nonostante il fascino (soprattutto per la semplicita' con cui si possono mantenere contatti), continuo a essere convinta e non mi iscrivero' a facebook per svariati motivi.. in fondo con i miei amici esco, ci telefoniamo, ci mandaimo un'email, chattiamo, con ognuno secondo il momento, senza che tutti siano obbligati a sapere cosa sto facendo e senza essere obbliagati a farlo sapere a tutti. Proprio non ne vedo il motivo. E gia' la comunicazione attraverso chat mi sa che sia comunque viziata da difetti simili

Teresa hai un supporto in più,il mio.SIAMO ANCORA POCHI IN MEZZO A QUESTO BRANCO, MA CERCHIAMO DI FARCI SENTIRE; PER IL NOSTRO BENE;PER NON NASCONDERCI ED AVERE LA COSCIENZA LIBERA DA OGNI RIPENSAMENTO.
BE FREE by N.W.A94

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