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Mindfulness: un punto di vista neurologico

  Mindfulness fabbro meditazione fmriFranco Fabbro (nella foto a sinistra) è docente di Neuropsicologia all’Università di Udine e svolge ricerche volte a spiegare in modo scientifico, anche usando la risonanza magnetica funzionale, i collegamenti fra il cervello umano e fenomeni psichici difficili da studiare razionalmente (quali le esperienze mistiche). Ad esempio, un suo recente studio apparso sulla prestigiosa rivista Neuron ha individuato connessioni fra lesioni ad alcune zone specifiche del cervello (regioni parietali inferiori posteriori) ed aumento della spiritualità nelle persone affette.

Gli ho fatto tre veloci domande per capire meglio da un punto di vista scientifico cos’è e perché funziona la Mindfulness (cioè l'approccio alla riduzione dello stress descritto nel pezzo della scorsa settimana):

Come definiresti la mindfulness?
Da un punto di vista psicologico, la mindfulness è una condizione di attenzione sostenuta volta a mantenere la consapevolezza su alcuni processi fisiologici (come la respirazione, oggetto anche della tecnica meditativa chiamata Anapanasati) o parti del corpo (la tecnica del body scan) oppure sull'incessante attività della mente (come nella meditazione Vipassana). I processi attentivi coinvolti (attenzione esecutiva) si associano ad un atteggiamento mentale non gioudicante, rispetto ai continui errori compiuti nel tentativo di essere consapevoli, e compassionevole.

Cosa succede nel cervello quando una persona esegue degli esercizi di mindfulness?
Gli studi eseguiti con la risonanza magnetica funzionale (fMRI). hanno mostrato che la pratica di mindfulness attiva selettivamente strutture del lobo prefrontale bilateralmente. Volendo fare riferimento alla teoria di Posner sull’attenzione, la mindfulness esercita il sistema dell’attenzione volontaria detta anche “attenzione esecutiva” (organizzata nel lobo prefrontale, che si modifica già dopo 8 settimane di training di mindfulness).

La letteratura riporta effetti benefici del praticare la mindfulness (ad esempio, riduzione dello stress e dell'ansia nella vita di ogni giorno). Qual'è la spiegazione di questi effetti ?
I motivi sono diversi. La mindfulness favorisce la liberazione di dopamina (collegata con l'attenzione esecutiva), un neurotrasmettitore che regola il tono dell’umore.  Vengono poi favoriti i processi di rigenerazione e dell'immunità collegati prevalentemente con le funzioni del sistema nervoso parasimpatico.
Alcuni studi eseguiti con neuroimmagini sostengono anche che vi sia un rafforzamento delle sinapsi in numerosi punti del sistema nervoso. La mindfulness permette inoltre di regolare il sistema default (responsabile del dialogo interno che sosteniamo con noi stessi) e favorisce lo sviluppo di una mentalità che si distanzia dall'eccessiva identificazione con problemi e difficoltà che molto spesso sono soltanto immaginari.

 © 2012  Luca Chittaro, Nova100 – Il Sole 24 Ore