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Il finto Nobel italiano

In questi giorni, i telegiornali stanno celebrando il grande evento del presunto "Nobel italiano". Varie figure pubbliche italiane si sono affrettate ad annunciare la propria gioia e ad inviare congratulazioni ad una persona di cui non si erano mai curate prima.

La verita’ e’ che l’Italia non ha alcun titolo a fregiarsi di questa vittoria, perche’ non ha contribuito in alcun modo ad essa. L’Italia non ha nemmeno insegnato a leggere e scrivere a questo brillante scienziato, dato che egli dovette trasferirsi negli Stati Uniti all’eta’ di 7 anni, perche’ privato dei genitori dal regime fascista di allora, che aveva spedito il padre a morire in guerra in Africa e la madre in campo di concentramento a Dachau in quanto oppositrice politica [Fonti: Wikipedia ed Intervista a Capecchi]. 

Come si puo’ leggere poi nella sua Biografia Ufficiale, per la formazione di Mario Capecchi vanno ringraziate solo le scuole statunitensi; le sue due lauree le ha conseguite in universita’ statunitensi (Antioch College nel 1961 ed Harvard nel 1967); i laboratori dove ha potuto fare le sue scoperte sono statunitensi e le sue ricerche sono state sostenute da finanziamenti statunitensi.

Cos’ha l’Italia di cui vantarsi in tutto cio’? Del luogo di nascita? Non e’ certo quello che magicamente da’ la capacita’ di fare grandi scoperte scientifiche.

Sarebbe piu’ opportuna una riflessione su come mai l’Italia dedichi alla ricerca svolta in casa propria molta meno attenzione  di quanto facciano nazioni come gli Stati Uniti, che poi vengono giustamente premiate.

Ma forse questo spiega la confusione di questi giorni. L’imperativo e’ non approfondire, non mettere in discussione (quelli sono atteggiamenti scientifici), ma strillare tutti assieme: Abbiamo vinto il Nobel! La scienza come il calcio?