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Mimare l’interlocutore rende più graditi e persuasivi (anche gli Umanoidi!)

Camaleonti digitali

Nel comunicare con un’altra persona, mimarne (in modo discreto) la comunicazione non-verbale (ad esempio, i gesti e le posture del corpo) ha l’effetto di farci diventare più graditi e persuasivi. E’ quello che in psicologia sociale viene chiamato l’effetto camaleonte (chameleon effect), dimostrato sperimentalmente da Chartrand e Bargh alla fine degli anni ’90.

Ma in una società in cui le persone interagiranno sempre più con macchine antropomorfe (assistenti virtuali su schermo oppure robot nel mondo fisico), quest’ultime potranno trarre vantaggio dai trucchetti di influenza sociale usati fra noi umani allo scopo di risultarci più gradite e convincenti?
 
Per rispondere a questo interrogativo, è da qualche anno che alcuni laboratori di ricerca provano a replicare esperimenti classici della psicologia sociale, sostituendo però una delle due persone che comunicano con un umanoide sintetico. Sono stati condotti esperimenti cambiando caratteristiche fisiche (colore della pelle, sesso,…) o tecniche di comunicazione e persuasione impiegate dall’umano virtuale. E la risposta all’interrogativo precedente sembra essere positiva.

L’esperimento dell’effetto camaleonte con umanoidi, pubblicato dalla prestigiosa rivista Psychological Science, è al momento il più citato. I ricercatori dell’Università di Stanford che lo condussero misero degli studenti di fronte ad un umanoide (vedi figura sopra), visualizzato in 3D tramite un casco per la realtà virtuale. All’insaputa degli studenti partecipanti, un sensore sul casco registrava i movimenti della loro testa, che potevano così essere mimati dopo alcuni secondi dall’umanoide sintetico, mentre quest’ultimo recitava un testo dallo scopo persuasivo (sostenendo che deve essere obbligatorio per gli studenti portare sempre un tesserino di identificazione quando sono all’università).

I risultati dell’esperimento hanno mostrato che l’effetto camaleonte si presenta anche nell’interazione fra esseri umani ed umanoidi sintetici: gli studenti su cui era stato impiegato il sistema di mimica automatica (la metà del campione) davano all’umanoide punteggi più alti di gradimento ed efficacia persuasiva rispetto agli studenti (l’altra metà del campione) con i quali l’umanoide aveva invece comunicato con movimenti della testa che non mimavano lo studente specifico.