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Realtà Virtuale per Bambini Autistici

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I disturbi dello spettro autistico sono caratterizzati da deficit di base in tre domini: interazione sociale, comunicazione, comportamenti ripetitivi o stereotipati. L'intensità dei disturbi è variabile, si può andare da difficoltà a rispettare le regole e mantenere l'attenzione nell'ambito scolastico fino ad arrivare all'incapacità a parlare e alla difficoltà ad apprendere abilità anche molto semplici come abbottonarsi la camicia. Per questo motivo, vengono usati termini quali alto funzionamento e basso funzionamento per distinguere diversi tipi di autismo.

In ogni caso, si presentano esigenze formative speciali, quali l'addestramento alle norme ed abilità sociali (social skill training) o allo svolgimento di attività quotidiane. Fino ad oggi, l'uso di tecnologie multimediali per tali scopi formativi è rimasto limitato a strumenti quali DVD o semplici programmi per computer in grafica 2D. Nelle ricerche più recenti, viene però citato sempre più spesso il possibile uso del 3D sotto forma di realtà virtuale o videogiochi.

Il vantaggio che la Realtà Virtuale promette è di simulare in modo estremamente realistico situazioni di vita quotidiana, ma in un ambiente sicuro e controllato. Inoltre, l'ambiente virtuale permette al formatore di variare il numero ed il tipo di stimoli che possono confondere il bambino autistico in una situazione reale, adattandolo alla singola persona e momento formativo.

Il numero di studi in letteratura sulla Realtà Virtuale nell'insegnamento a bambini autistici è ancora limitato, ma documenta risultati promettenti. Esempi di sistemi valutati riguardano riproduzioni virtuali di luoghi pubblici (caffè, supermercato, strada, autobus,…) dove verificare e migliorare le capacità del bambino di riconoscimento situazioni (ad esempio, presenza di automobili, divieto di camminare sopra le aiuole, inopportunità di porsi in mezzo a persone che stanno parlando,…) ed esecuzioni di compiti tipici (ad esempio, trovare ed occupare un tavolo libero in un caffè, prendere l'autobus,  mantenere il contatto oculare con una persona che ci parla,…).

Per un approfondimento più tecnico, ho contribuito a scrivere un articolo, che potete scaricare da questo link, per la rivista Epidemiology and Psychiatric Sciences (pubblicata da Cambridge University Press).

© 2011 Luca Chittaro, Nova100 – Il Sole 24 Ore.