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Facebook ed Information Overload: attivi e scontenti?

Facebook information overload Continuo la mia serie sulla psicologia di Facebook, trattandone questa volta un aspetto che si sposa bene con un altro dei miei filoni di interesse primario, cioè il sovraccarico informativo ed i meccanismi dell’attenzione umana in rete.

Lo spunto mi arriva da una recente ricerca su come percepiamo le altre persone su Facebook, partita con un obbiettivo specialistico, ma che come vedremo ha poi prodotto risultati più ampi e di interesse generale. Tutto è cominciato quando Eliot R. Smith, della Indiana University, ha iniziato a preoccuparsi del fatto che, in molti esperimenti di psicologia su Web, i partecipanti non vengono lasciati liberi di navigare attivamente fra le informazioni di un sito, ma sono costretti ad esaminare passivamente solo quelle che gli sperimentatori hanno scelto per loro. Per tal motivo, ha deciso assieme a due colleghi di studiare l’esplorazione attiva e passiva di profili Facebook da parte degli utenti, per vedere se cambiava qualcosa.

L’esperimento è stato così organizzato: sono stati reclutati 394 studenti universitari e accoppiati fra loro a caso in modo da ottenere 147 coppie.  Al primo membro di ogni coppia (visitatore attivo) veniva chiesto di esaminare interattivamente i profili Facebook di 10 sconosciuti e farsi un’idea di quelle persone. Successivamente, anche al secondo membro della coppia (visitatore passivo) veniva chiesto di esaminare informazioni da quei 10 profili, ma non in modo libero: venivano fornite soltanto quelle informazioni del profilo che erano state considerate dal primo membro della coppia (e nel suo stesso ordine di visita), da guardare passivamente.

Provate a pensare a quale dei due ruoli vi piacerebbe di più. Penso che la maggioranza dei miei lettori sceglierebbe il ruolo di visitatore attivo: l’idea di veder limitata la nostra libertà di navigazione e consultazione delle informazioni in rete è difficile che possa piacerci. Ma gli effetti di tale libertà sono tutti e sempre positivi?

I risultati della ricerca, riportati nel numero di Luglio 2009 del Journal of Experimental Social Psychology, sembrano dire di no. In particolare:

  • I visitatori passivi si sentivano molto più sicuri di sé rispetto ai giudizi raggiunti sui profili Facebook.
  • I visitatori passivi trovavano più facile esprimere giudizi sui profili Facebook.
  • I giudizi formulati dai visitatori passivi avevano la stessa accuratezza  di quelli dei visitatori attivi.
  • I profili esaminati piacevano di più ai visitatori passivi che a quelli attivi.

I primi tre risultati ci parlano quindi di utenti passivi più “contenti” e che non fanno diminuire l’accuratezza raggiunta dagli attivi. Il quarto risultato è più particolare: il fatto che i visitatori passivi tendano a gradire di più i profili visti potrebbe essere dovuto in parte al trovarsi nello stato di maggior “contentezza” citato, in parte al dover prendere meno decisioni per svolgere il compito (quindi minor stress).  Entrambi i fattori renderebbero gli utenti più disponibili verso le persone raffigurate dai profili.

Nonostante gli autori della ricerca siano soprattutto interessati a mettere in guardia la propria comunità sull’esistenza di differenze attivo-passivo negli esperimenti svolti con il Web, una chiave di lettura che aggiungerei è la seguente. Mentre i visitatori attivi si sono trovati di fronte all’usuale situazione di ricchezza informativa del Web (che ha come rovescio della medaglia il rischio di sovraccarico cognitivo) ed hanno dovuto svolgere il ruolo di “filtro intelligente” (valutando per ogni profilo di esaminare delle informazioni e di non esaminarne delle altre), i visitatori passivi si sono trovati di fronte ad un flusso di informazioni Facebook “filtrato e ridotto” e quindi più gestibile, sul quale operare con più facilità e senza i dubbi di aver scartato qualcosa di importante.

Questo esperimento può quindi anche fornire indizi sul come – anche nei social network – avere dei filtri alla massa di informazioni che arriva dalla rete possa contribuire ad un maggior benessere. L’importante è però che i filtri siano intelligenti e che l’utente mantenga la libertà di poter spegnerli quando desidera.

E si può derivare anche un suggerimento sulla costruzione del proprio profilo Facebook: evitare di sommergere il visitatore con una massa enorme di informazioni, mettendo invece bene in evidenza quel sottoinsieme di informazioni che si ritengono assolutamente essenziali per fornire l’immagine desiderata di sé.  Un numero contenuto di informazioni pre-confezionate può aumentare il gradimento verso il profilo da parte del visitatore.

© 2010  Luca Chittaro, Nova100 – Il Sole 24 Ore.