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Ansia ed instant messaging: gli effetti iperpersonali

Il prof. Scott Caplan (University of Delaware, USA) è l’ideatore del test per misurare quanto è problematico/sano il proprio uso di Internet (che trovate in versione italiana interattiva su Facebook a questo link). In un’altra delle sue recenti ricerche, Caplan ha voluto invece approfondire gli effetti dell’instant messaging in relazione al livello di ansia sociale degli utenti.

Per farlo, è partito da una delle teorie in voga nel mondo della comunicazione mediata dal calcolatore, la cosiddetta prospettiva iperpersonale (originata da J. B. Walther), secondo la quale quando comunichiamo con delle altre persone attraverso il computer liberiamo le risorse mentali che nella comunicazione faccia a faccia sono normalmente destinate a gestire la comunicazione non-verbale (cioè gestualità, sguardi, tono della voce, posture, espressioni facciali,…) e le andiamo ad utilizzare invece per (i) costruire messaggi verbali più efficaci e (ii) sviluppare strategie di auto-presentazione più selettive, consentite dal maggior controllo che abbiamo (rispetto al faccia a faccia) sul flusso di informazioni visibili al nostro interlocutore.

Più una persona è socialmente ansiosa, più dovrebbe beneficiare di questi effetti iperpersonali.  Infatti, nella comunicazione faccia a faccia la persona socialmente ansiosa dedica uno sforzo mentale notevole a controllare i propri segnali non-verbali e ad interpretare ogni minimo segnale non-verbale che arriva dall’interlocutore. Può inoltre essere estremamente preoccupata da proprie “imperfezioni” (ad esempio, fisiche ed estetiche) che sono visibili nella comunicazione faccia a faccia. La liberazione di queste energie nel passaggio all’on-line permette di riusarle ad esempio per curare una auto-presentazione che enfatizzi la trasmissione di informazioni positive e tenga sotto controllo quelle negative, dando una miglior impressione di sé (e ricevendo maggior feedback positivo dall’interlocutore).

Per verificare se questi effetti iperpersonali si presentano veramente nella realtà, Caplan ha condotto un esperimento su un campione di 206 studenti universitari. Per prima cosa, ha misurato il livello di ansia sociale di ognuno di essi (con un questionario standard che si usa in psicologia per questo scopo). Dopodiché li ha organizzati in coppie di persone che non si conoscevano e a cui veniva dato il compito di conoscersi in un incontro. Per metà degli studenti l’incontro da “prima impressione” avveniva faccia a faccia, per l’altra metà invece avveniva in instant messaging. Al termine dell’incontro, ogni persona veniva intervistata separatamente per misurare quanto soddisfatta fosse della conversazione e che livello di ansia avesse percepito nel proprio interlocutore.

I risultati dell’esperimento, pubblicati in un articolo sulla rivista internazionale Computers in Human Behavior, hanno mostrato che:

1)      L’Instant Messaging permette di mascherare il proprio livello di ansia sociale. Infatti, le persone che avevano comunicato in instant messaging attribuivano al proprio interlocutore un livello di ansia più basso rispetto al livello reale (che era stato misurato dai ricercatori), mentre questo effetto di attenuazione non si verificava in chi aveva comunicato faccia a faccia. Inoltre, nella comunicazione in instant messaging, più era alto il livello di ansia sociale dell’interlocutore e più era grande l’effetto di attenuazione del livello di ansia percepito (in altre parole, più siamo socialmente ansiosi, più beneficiamo del mascheramento dell’instant messaging).

2)      L’Instant Messaging permette di rendere più soddisfacente  la comunicazione con utenti ansiosi. Infatti, nelle coppie che avevano comunicato in instant messaging sono stati rilevati degli effetti positivi (seppur piccoli) su quanto la conversazione con utenti socialmente ansiosi venisse ritenuta soddisfacente, mentre questi effetti non si verificavano in chi aveva comunicato faccia a faccia.  Inoltre, nella comunicazione in instant messaging, più era alto il livello di ansia sociale dell’interlocutore e più era evidente l’effetto positivo sulla soddisfazione dell’utente.

Complessivamente, questi risultati confermano che più una persona è socialmente ansiosa, più è grande il beneficio che può ricevere dalla comunicazione mediata dal computer. Ma attenzione: il beneficio non è automatico! La prospettiva iperpersonale richiede che le risorse mentali che si liberano nella comunicazione on-line (perché non impegnate dalla gestione delle comunicazione non-verbale) vadano dedicate ad una miglior costruzione dei messaggi e ad una miglior espressività selettiva. Se invece, quelle risorse vengono dedicate ad altro (ad esempio, ad esaminare un sito web mentre in parallelo comunichiamo in instant messaging) oppure semplicemente lasciate inutilizzate per fare meno fatica, diventa improbabile ottenere i benefici della prospettiva iperpersonale.

© 2010 Luca Chittaro, Nova100 – Il Sole 24 Ore.