Telepatia: una semplice strategia per svilupparla

Riuscire ad intuire cosa stanno pensando gli altri (mind reading) è una capacità che da sempre affascina, ma di cui la persona media è scarsamente dotata. Ad esempio, esperimenti condotti negli anni ’80 e ‘90 hanno chiesto ai soggetti coinvolti di intuire quanto piacessero ad altri membri di un gruppo. Nonostante le persone si dimostrassero spesso molto sicure delle proprie intuizioni, le verifiche di veridicità eseguite dai ricercatori mostrarono che l’accuratezza ottenuta non era molto diversa da quella del rispondere a caso.

Le ricerche svolte in questi ultimi anni si sono particolarmente focalizzate sul capire i motivi di questa scarsa capacità e come eventualmente migliorarla. Per quanto riguarda l’intuire come gli altri ci valutino (anche chiamata metapercezione), una delle ipotesi sul perchè ci è difficile farlo è che il modo in cui ragioniamo su noi stessi (che è molto specifico, concentrato sul dettaglio e su particolari contesti)  è diverso da quello in cui ragioniamo sugli altri (che è più generale, astratto e di alto livello).  Ad esempio, se dobbiamo fare una presentazione in pubblico, noi come relatori tenderemo a valutare le specifiche parole scelte, le singole frasi formulate, ogni piccolo dettaglio visivo delle trasparenze proiettate; chi ci sta invece a sentire tenderà a valutare di più il nostro messaggio complessivo e lo stile generale di presentazione. 

Per intuire in modo più affidabile cosa gli altri pensano di noi, sembrerebbe quindi importante mettere da parte per un momento le tecniche con cui costruiamo la rappresentazione di noi stessi ed adottare invece quelle che usiamo nel costruirci rappresentazioni degli altri.  In altre parole, per “leggere i pensieri” degli altri su di noi dobbiamo guardare il mondo attraverso la stessa lente che essi usano. E quella lente è a nostra disposizione (perché la usiamo per costruirci rappresentazioni di chi osserviamo) solo che non siamo abituati a rivolgerla su noi stessi.

Per verificare l’ipotesi e per sottoporre a test delle tecniche concrete, i ricercatori Tal Eyal (Ben-Gurion University) e Nicholas Epley (University of Chicago) hanno recentemente eseguito una serie di esperimenti, descritti nell’articolo “How to Seem Telepathic: Enabling Mind Reading by Matching Construal”, pubblicato dalla prestigiosa rivista Psychological Science.

La principale tecnica concreta sperimentata è stata quella del “pensare a sé, ma guardandosi dal futuro”. In letteratura è stato infatti documentato come l’immaginare di essere nel futuro,  guardando al momento presente come se fosse nel passato, ci fa ragionare su noi stessi in termini più astratti. Eyal e Epley hanno quindi voluto verificare se questa tecnica può aiutarci a vedere noi stessi attraverso una lente che assomiglia di più a quella che usano gli altri per guardarci e quindi riuscire a capire meglio cosa pensano di noi.

Per farlo, in un primo esperimento hanno coinvolto 106 studenti universitari a cui è stata scattata una fotografia che sarebbe stata poi mostrata ad una persona di sesso opposto. Ad alcuni studenti è stato però detto che questa persona avrebbe visto la foto il giorno stesso, ad altri invece che l’avrebbe vista fra alcuni mesi. Guardando la propria fotografia, gli studenti dovevano predire che punteggio di gradimento avrebbero ricevuto (da 1 a 9) da quella persona e come la persona avrebbe descritto la loro foto. Ogni foto è stata poi mostrata ad uno studente di sesso opposto che l’ha descritta e le ha dato il voto. Come previsto, il gruppo che aveva immaginato la valutazione della propria foto attuale da un futuro distante è riuscito a produrre delle previsioni molto più vicine alla realtà rispetto al gruppo che aveva immaginato di essere valutato il giorno stesso. 

Il secondo esperimento – che ha coinvolto 82 altri studenti – ha applicato la tecnica ad un diverso tipo di giudizi altrui. Invece di fare una fotografia ai soggetti, si chiedeva loro di parlare in un microfono per registrare un discorso di due minuti e mezzo in cui descriversi (studi, hobby, famiglia, piani per il futuro,…). Anche qui ad alcuni è stato detto che gli osservatori avrebbero ascoltato il discorso il giorno stesso, mentre ad altri è stato detto che gli osservatori avrebbero fatto il loro lavoro fra diversi mesi. Gli studenti dovevano predire se con il loro discorso avrebbero fatto una buona o cattiva impressione (da un punteggio di -4 ad un punteggio di +4) sugli osservatori. E, di nuovo,  il gruppo che aveva immaginato una valutazione del proprio discorso in un futuro distante è riuscito a cogliere in modo molto più accurato l’impressione suscitata rispetto al gruppo che aveva immaginato di essere ascoltato il giorno stesso.

Questi risultati spingono i due autori a suggerire di adottare la strategia di “guardarsi dal futuro” quando si vuole capire meglio cosa gli altri stanno pensando di noi adesso.

© 2010 Luca
Chittaro, Nova100 – Il Sole 24 Ore
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  • Guido |

    Proprio ora ho chiamato casa dal cellulare e per qualche motivo la mia voce tornava in audio in modo che potessi udire le parole appena pronunciate come se giungessero da un interlocutore. Che tipo insopportabile! 🙂

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