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Cosa fare per Essere Felici (al tempo di Internet)

La quantità crescente di sollecitazioni ed il sovraccarico cognitivo che affligge gli utenti della rete, combinati con una sempre minore disponbilita' di tempo, possono essere d’ostacolo al raggiungimento di buone decisioni. A volte, la sensazione è esplicita: durante la giornata si presta attenzione a centinaia di cose diverse, si accetta di dedicare il proprio tempo a decine di richieste ed opportunità, ma il sentimento finale è quello dello smarrimento. Nascono così consigli per l’uso sano della rete e test per capire se facciamo un uso problematico di Internet.

In questo contesto, che posto occupa la più tradizionale ricerca della felicità? In particolare, fra le centinaia di cose che si possono fare, come scegliere quelle che vanno nella direzione di una maggior felicità e non bruciano il nostro tempo invano?

La felicità, un tema classico della letteratura empirica dell’auto-aiuto, è sempre più oggetto di ricerche anche di tipo scientifico ed in particolare è centrale per l’area della positive psychology che, nata formalmente alla fine degli anni ’90, ha già prodotto una mole notevole di articoli e libri.

Ciò però non aiuta troppo l’abitante della società dell’informazione. Quando si deve scegliere in tempo reale a cosa dedicare la propria attenzione e che azioni svolgere tra una moltitudine di possibilità concorrenti, ripercorrere mentalmente uno o più libri di 300 pagine ciascuno per aiutare il processo decisionale è difficile o impossibile: occorrono criteri semplici e veloci.

Fra i vari autori della positive psychology, quello che penso sia riuscito di più a semplificarne le teorie è Tal Ben-Shahar, docente per alcuni anni del corso piu' seguito all'Universita' di Harvard
(da cui e' tratta la lezione introduttiva che trovate nel video qui
sotto) ed ora rientrato nella sua nativa Israele, dove insegna all'IDC Interdisciplinary Center.. Arrivato negli USA come informatico e poi convertitosi alla psicologia, ha prodotto anche lui un discreto numero di articoli e libri, ma posso riassumervi il suo messaggio fondamentale in poche righe, sotto forma di due semplici criteri con cui decidere quanto è probabile che un’azione ci porti felicità.

Le due domande fondamentali da porsi quando si sta considerando di dedicare del tempo ad un’attività sono:

– “E’ piacevole?” (dove per piacevole si intende che suscita emozioni positive)

– “E’ significativa?” (dove per significativa si intende che riempie di senso e scopo il proprio vivere)

In base alle risposte “si/no” alle due domande, ogni attività a cui possiamo dedicarci rientra in una delle seguenti quattro classi:

Non piacevole e Non significativa. Queste sono le attività che è improbabile ci rendano felici.  In alcuni casi non sono evitabili (ad esempio, certe incombenze burocratiche o magari certi compiti assegnatici al lavoro), ma in altri casi si può tranquillamente dire “no” senza soffrire conseguenze e liberando tempo per attivita' piu' utili al raggiungimento della felicita'.

Piacevole, ma Non significativa. Questo caso è più desiderabile del primo, perché mentre si svolge l’attività si  provano emozioni positive. Il limite è che si tratta di felicità temporanea: cessata l’attività, cessano anche le emozioni positive. E si puo' mettere in mezzo anche il fatto che, di fronte ad una stessa stimolazione sensoriale positiva protratta nel tempo, nell’essere umano si manifesta un fenomeno di habituation, cioè la sensazione positiva diventa sempre meno intensa (per nostra sfortuna, questo non accade in egual misura con le sensazioni negative, che tendono a non attenuarsi altrettanto facilmente con la ripetizione). Da una prospettiva temporale, si può dire che questa classe di attività può dare felicità nel momento presente, ma non nel successivo futuro.
 
Significativa, ma Non piacevole. E’ il caso complementare del secondo. Mentre si svolge l’attività, ci si rende conto che si sta facendo qualcosa di importante per sé e/o per gli altri, che si sta lavorando per un obbiettivo futuro ricco di senso, ma le emozioni nel svolgerla non sono positive e possono essere anche molto negative (ad es. ansia, paura,…).  Dal punto di vista del proprio rapporto con il tempo, si può dire che questa classe di attività può dare felicità futura, ma non ne dà nel momento presente. Il rischio è quello del burn-out: se l’ attività si protrae per tempi molto lunghi senza poter mai assaporare delle emozioni positive, la persona crolla a prescindere da quanto importante o nobile sia la causa per cui sta lavorando.

Significativa e Piacevole.  E’ la situazione ideale, che porta con sé la più alta probabilità di felicità (presente e futura), permettendo di svolgere attività piacevoli nel qui ed ora ma nel contesto di un disegno più grande che raggiunge obbiettivi futuri significativi per la persona.  Auguro quindi a tutti di riuscire nell'impresa di organizzare le proprie giornate in buona parte all’interno di questa quarta classe di attività.

© 2010 Luca Chittaro, Nova100 – Il Sole 24 Ore.